Presidi Slow Food – La razza Varzese, Tortonese, Ottonese e Cabellotta

I Presìdi Slow Food sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta.

Dopo aver catalogato le prime centinaia di prodotti a rischio di estinzione (con il progetto dell’Arca del Gusto), Slow Food ha fatto un passo ulteriore, entrando nel mondo della produzione, per conoscere i territori, incontrare i produttori, promuovere i loro prodotti, il loro lavoro, i loro saperi. Con gli anni, il progetto dei Presìdi è diventato uno dei veicoli più efficaci per mettere in pratica la politica di Slow Food sull’agricoltura e sulla biodiversità. Nel 2008, a nove anni dall’avvio del progetto, Slow Food Italia ha accolto una richiesta dei produttori: l’assegnazione di un marchio da apporre sulle confezioni, per identificare, tutelare e valorizzare i prodotti dei Presìdi italiani.

È stato registrato il marchio “Presidio Slow Food”,corredato di un logo grafico e di un regolamento, che i produttori sono tenuti a sottoscrivere.

 

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In Oltrepò Pavese è presente il Presidio “Razza, Varzese, Tortonese, Ottonese, Cabellotta, montana, in dialetto anche biunda”, per via del suo mantello fromentino: sono tutte denominazioni di una stessa razza bovina, un tempo diffusa nella pianura lombarda, nell’alessandrino, nel pavese e anche sull’appennino spezzino. Benché ci siano lievi differenze di colorazione del mantello – le più chiare sono le cosiddette varzesi, che risentono delle influenze lombarde, le più scure, quasi marroni, sono le ottonesi – in realtà la genetica è la medesima. Si sono affermati nomi diversi in relazione alle differenti aree di diffusione. Come la maggior parte delle razze bovine autoctone è a triplice attitudine, piccola, ma molto resistente. Era la razza più utilizzata nelle risaie perché, pur rimanendo con le zampe a lungo immerse nelle acque, non sviluppava infiammazioni alle caviglie come gli altri bovini. E’ forte e quindi adatta al tiro, sia degli attrezzi da lavoro che dei carri, ma era chiamata anche montanara o montana non a caso, perché era rustica e ben si adattava ai pascoli montani, e trascinava i carri dei boscaioli che recuperavano nei boschi il legname per fare i pali delle vigne. Un tempo era protagonista di fiere molto importanti, tra le tante , la fiera di Borgo San Ponzo, a Ponte Nizza (Pv) la prima domenica di agosto, quella di Varzi, di Chiavari, e poi la Fiera di San Luca a Genova, che chiudeva la stagione. Sono state infatti le fiere a salvare la razza: in queste occasioni di festa gli appassionati si confrontavano, acquistavano le vacche e mantenevano viva la tradizione di allevamento. Nel 2000, quando la fiera di Borgo San Ponzo fu ripresa dopo un’interruzione di quasi trent’anni, le varzesi in esposizione erano solo 33. Si decise quindi di tentare il recupero, favorito dalla grande passione dei pochi allevatori rimasti e dalla rinata attenzione delle istituzioni. La UE nel frattempo l’aveva inserita tra le razze a rischio di estinzione, consentendo così l’erogazione di contributi agli allevatori custodi. Con grande fatica oggi i capi registrati nel registro anagrafico della razza varzese sono circa 200, diffusi in decine di piccoli allevamenti, con grandi problemi di consanguineità, poiché i tori di linee genetiche diverse dai quali si recupera il seme per la riproduzione sono solo sette. Nel 2010 si è formato un consorzio che riunisce 15 allevatori distribuiti in ben quattro regioni: ma la maggior parte oggi è allevata in Lombardia dove, in un’azienda del Parco Sud Milano, alla Cascina Forestina, si conserva il nucleo più numeroso composto da una sessantina di capi e dove, attualmente, il Settore Agricoltura della Provincia di Milano è fortemente impegnato nell’opera di salvaguardia e recupero dell’unica razza bovina autoctona della regione. Sul nostro territorio la razza è presente in alcuni allevamenti: Az. Agricola Aietta di Casale Staffora, Az. Agricola Oranami di Pizzocorno, Az. Agricola Lino Verardo di San Ponzo, Az. Agricola Il Santo di Rivanazzano, Agriturismo la Fuga di Varzi, Az. agricola Kopechi Luciana di Valverde.

A tutt’oggi hanno aderito al presìdio quattro produttori: Az. Agricola Aietta di Casale Staffora (PV), Az. Agricola Il Santo di Rivanazzano Terme (PV), Agriturismo la Fuga di Varzi (PV),  Az. Agricola Kopechi di Valverde (PV); nel Tortonese:  Azienda Agricola Elilù di Castelnuovo Scrivia (AL), Az. Agricola La Carcassola di Patrizia Lodi di Rivalta Scrivia (AL)

Altri allevatori del Presìdio sono presenti nella zona del Basso Milanese e nel Lodigiano.

Il Presidio si propone di rilanciare l’allevamento della Varzese attraverso la valorizzazione delle sue carni che provengono da alcuni allevamenti molto piccoli dei dintorni di Milano. L’obiettivo è riunire il maggior numero di allevatori intorno a un disciplinare di allevamento che prevede pascolo, fino a quando è possibile, e poi integrazioni di cereali (orzo, mais) e fieni locali, senza soia, ogm e nemmeno insilati di mais: la formula ideale per garantire la migliore qualità della carne. Al momento si macellano solo maschi, castrati e vacche non feconde oppure a fine carriera.

Presidio sostenuto da Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto “Nutrire Milano” .

Gli attuali allevatori del Presìdio

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Presìdi Slow Food in Italia e nel mondo